US 30

L’indice Dow Jones si è portato sui massimi da metà dicembre grazie a quattro rialzi consecutivi. Cresce l’aspettativa di un accordo di compromesso tra Usa/Cina sui dazi.

Da inizio 2019 l’indice guadagna il 2%, dai minimi di dicembre ha messo a segno un rimbalzo del +10%. Al contrario, il 2018 era terminato in perdita del 5,5%. Sesto anno in rosso dei diciotto chiusi nel terzo millennio. Il rally, partito nel 2009, da quota 6.500 punti, ha generato otto anni di guadagno sui nove disponibili.

Il Dow Jones è composto da 30 blue chip che insieme capitalizzano circa 6,56 trilioni di dollari: 14 azioni hanno chiuso il 2018 in guadagno, 16 azioni l’hanno chiuso in ribasso. In termini di valori fondamentali, il Dow Jones è l’indice “meno caro”, dei tre più rappresentativi della Borsa Usa. Il P/E medio oggi è pari a 15,8x e si confronta con il P/E di 17,6x dell’S&P500 e il P/E di 31,8x del NASDAQ (tech).

Il quadro grafico è simile, anche se con toni diversi, a quello dell’indice S&P500. Il trend è in costante progresso da un decennio, salvo brevi pause di consolidamento servite a scaricare gli eccessi.

Il rimbalzo avviato dai minimi di dicembre, corrispondenti al livello più basso da due anni, ha fornito nelle ultime sedute un primo segnale di forza con il doppio sfondamento della resistenza statica a 23.370 punti e della resistenza dinamica a 23.600 punti.

Il target finale del movimento resta a ridosso del record storico di inizio 2018 in area a 26.600 punti.

Verso il basso, si guardi con attenzione alla tenuta del sostegno a 21.700 punti.

Operatività. Accompagnare il movimento con acquisti fissando un primo target di consolidamento in area 24.600 punti (target 1 della zona long annuale del Target Geometry) e un target finale a 26.725 punti (target 4 annuale).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *